Archive for the ‘CSM Care News’ Category

INAIL: Il Primo Soccorso nei Luoghi di Lavoro

Wednesday, March 13th, 2019

Tra le pubblicazioni INAIL, consultabili in rete, c’è “Il primo soccorso nei luoghi di lavoro“.

“A dieci anni dall’entrata in vigore del d.lgs. 81/2008 la gestione della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro è sempre più integrata nel sistema organizzativo aziendale. Tale evoluzione ha permesso di introdurre molti aspetti innovativi nella prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali. In tal senso anche il primo soccorso aziendale deve essere visto non più solo come un intervento di riparazione, ma come un processo integrato nel sistema di prevenzione e riduzione degli infortuni. Creare un sistema efficace di primo soccorso in azienda significa non solo influire in maniera determinante sull’esito degli infortuni, ma anche contribuire positivamente a costruire ambienti sani e sicuri, aumentando l’assunzione di comportamenti responsabili e migliorando la percezione del rischio da parte dei lavoratori. Prendendo spunto dall’attività formativa e di ricerca svolta dagli autori, questo manuale, aggiornato alle più recenti linee guida internazionali ed alla normativa italiana, è stato pensato come strumento didattico a supporto sia dei lavoratori addetti al primo soccorso per una immediata consultazione, sia per i formatori. Pur avendo il manuale una configurazione pratica, esso non si può ritenere sostitutivo di un corso di formazione che preveda delle esercitazioni pratiche, così come definito dall’art. 45 del d.lgs. 81/2008 e dal d.m. salute 388/2003 ed è, quindi, utilizzabile come supporto didattico. La prima parte, che contiene informazioni per l’organizzazione di un efficace sistema di primo soccorso aziendale, è rivolta anche ai datori di lavoro ed ai responsabili del servizio di prevenzione e protezione. Segue una seconda parte, più specifica ed operativa, nella quale sono descritte le manovre di primo soccorso, orientate a mantenere in vita l’infortunato ed a limitare i danni dovuti ad eventi avversi. Nel manuale sono state introdotte anche nozioni utili per poter utilizzare il defibrillatore semiautomatico esterno (DAE). Predisporre delle misure di emergenza nei luoghi di lavoro che prevedano l’utilizzo del DAE in caso di necessità, conferisce un valore aggiunto per il sistema dell’emergenza aziendale, soprattutto in quegli ambienti di lavoro in cui lo sforzo fisico e lo stress psico-fisico sono particolarmente importanti o dove sono presenti fattori di rischio per arresto cardio-circolatorio (elettricità, presenza di gas, contatto con determinate sostanze come il monossido di carbonio), oppure nei luoghi isolati, dove è più difficile che il soccorso avanzato arrivi in tempo, come impianti di perforazione, cantieri di costruzione, piattaforme marine ecc. Sensibilizzare le imprese ad incrementare la presenza di DAE nei luoghi di lavoro potrebbe rivelarsi uno strumento importante per ottenere una copertura efficace del territorio ed incrementare la rete di accesso pubblico alla defibrillazione precoce, soprattutto nel caso di luoghi di transito e di permanenza di molte persone come centri commerciali, grandi supermercati, aeroporti, stazioni, impianti sportivi, uffici aperti al pubblico, scuole. Negli ultimi anni, la normativa sull’utilizzo del DAE da parte di personale non sanitario, l’impegno degli operatori del 118 e delle associazioni di emergenza, insieme alle campagne di sensibilizzazione alla rianimazione cardiopolmonare sostenute dalla Unione Europea, hanno facilitato la diffusione delle manovre salvavita alla popolazione generale. Questo manuale contribuisce alla diffusione di questa cultura nei luoghi di lavoro, attraverso il trasferimento di buone pratiche organizzative e formative dirette ad una gestione più operativa ed efficace dei sistemi di primo soccorso.”

 

Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n. 81 – Edizione Aggiornata a Febbraio 2019

Monday, February 11th, 2019

Il sito dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro rende disponibile la versione aggiornata a febbraio 2019 del Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n. 81.

Novità in questa versione:

  • Modifica introdotta all’art. 99 (notifica preliminare) dalla Legge 1 dicembre 2018 di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, recante disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonchè misure per la funzionalità del Ministero dell’interno e l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. (GU n. 281 del 3/12/2018 in vigore dal 04/12/2018).
  • Inseriti gli interpelli n. 6 del 18/07/2018 e n. 7 del 21/09/2018;
  • Sostituito il Decreto Direttoriale n. 51 del 22 maggio 2018 con il Decreto Direttoriale n. 89 del 23 novembre 2018 – Ventesimo elenco dei soggetti abilitati per l’effettuazione delle verifiche periodiche di cui all’art. 71 comma 11.
  • Rivalutati, a decorrere dal 1° gennaio 2019, nella misura del 10%, gli importi dovuti per la violazione delle disposizioni di cui al D.Lgs. n. 81/2008, ai sensi dell’art. 1, comma 445, lettera d), della Legge n. 145/2018 (legge di bilancio), che ha previsto la maggiorazione degli importi sanzionatori delle violazioni che, più di altre, incidono sulla tutela degli interessi e della dignità dei lavoratori. Le anzidette maggiorazioni sono raddoppiate laddove, nei tre anni precedenti, il datore di lavoro sia stato destinatario di sanzioni amministrative o penali per i medesimi illeciti.
  • È stata inserita l’Appendice C con le tabelle degli importi sanzionatari con la maggiorazione raddoppiata in caso di recidiva, ai sensi dell’art. 1, comma 445, lettera e), della Legge n. 145/2018 (legge di bilancio);
  • Corretto il refuso relativo all’Interpello n. 26/2014 del 31/12/2014 – Applicazione del decreto interministeriale 18 aprile 2014 cosiddetto “decreto capannoni”. 

     

INAIL: il sistema Informo

Thursday, February 7th, 2019

Il sito inail.it riporta nelle sue pagine il sistema Informo.

Informo, il sistema di sorveglianza nazionale degli infortuni mortali e gravi sul lavoro, nasce nel 2002 grazie a un progetto di ricerca sperimentalmente avviato dall’Ispesl e dal Ministero della Salute, alla cui realizzazione hanno collaborato per più di un triennio i principali soggetti istituzionalmente preposti alla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, specificamente il Servizio Sanitario Nazionale, attraverso gli Assessorati regionali alla sanità e i Dipartimenti di prevenzione delle Asl, l’Ispesl, l’Inail, con il contributo delle Parti Sociali.

Il sistema si è progressivamente consolidato passando da una fase originaria sperimentale (2002-2004) a una fase in cui è stato adottato in modo permanente dai soggetti promotori del progetto che ne hanno confermato la struttura organizzativa, le finalità e le metodologie. Il sistema di sorveglianza Informo è attualmente presente nel Piano Nazionale di Prevenzione (2014-2018) delle Regioni.

In questa sezione è possibile consultare i dati riferiti al monitoraggio degli infortuni mortali e gravi, i materiali e i documenti ufficiali prodotti, descrittivi dell’articolazione interna del progetto, le pubblicazioni e gli eventi formativi e comunicativi programmati sul territorio e le iniziative volte a stimolare lo studio delle dinamiche infortunistiche aziendali attraverso l’uso della metodologia e degli strumenti adottati nel progetto “istituzionale”.

Per l’inserimento degli infortuni mortali e gravi nell’archivio nazionale del Sistema Informo, gli operatori delle Asl abilitati, previa compilazione del modulo di seguito allegato, possono accedere all’area Servizi online tramite il link sottostante.”

Ingegneri Catania: Responsabilità Penali e Civili dell’RSPP

Monday, February 4th, 2019

Il sito puntosicuro.it riporta un interessante lavoro preparato dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Catania circa le responsabilità penali e civili dell’RSPP.

Nel ricordare che il Servio di Prevenzione e Protezione provvede ai sensi di Legge:

  1. all’individuazione dei fattori di rischio, alla valutazione dei rischi e all’individuazione delle misure per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro, nel rispetto della normativa vigente sulla base della specifica conoscenza dell’organizzazione aziendale;
  2. ad elaborare, per quanto di competenza, le misure preventive e protettive di cui all’art. 28 c.2 e i sistemi di controllo di tali misure;
  3. ad elaborare le procedure di sicurezza per le varie attività aziendali;
  4. a proporre i programmi di informazione e formazione dei lavoratori;
  5. a partecipare alle consultazioni in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, nonché alla riunione periodica di cui all’art. 35;
  6. a fornire ai lavoratori le informazioni di cui all’art. 36.

e aver esaminato alcune sentenze della Corte di Cassazione, gli Autori concludono che

“Si segnala che la giurisprudenza più recente “ha affermato la responsabilità del RSPP per omicidio o per lesioni colpose seguendo il seguente ragionamento:

  1. L’RSPP ha il compito di individuare in azienda i potenziali pericoli per la salute e per l’incolumità dei lavoratori, di suggerire azioni volte all’eliminazione dei medesimi e di formare ed informare i lavoratori alla prevenzione;
  2. è un ‘professionista’, ha svolto corsi di formazione e di aggiornamento continuo per cui è tenuto a ‘sapere’ individuare i rischi, valutarli e prevenirli;
  3. laddove il RSPP non svolga adeguatamente il proprio ruolo di consulente ed ometta di prendere in considerazione taluni rischi, di eliminarli o di informare i lavoratori sulle modalità di prevenire incidenti e si verifichi un infortunio che può essere considerato ‘tipico’ in relazione al rischio che si è omesso di considerare, lo stesso risponde penalmente, in concorso con il datore di lavoro o autonomamente, dell’evento occorso (lesione, morte, pericolo per la pubblica incolumità, ecc.)”.

 

Tuttavia, in definitiva, l’RSPP andrà “esente da responsabilità qualora riesca a dimostrare:

  1. che ha diligentemente svolto i compiti a cui è chiamato, mettendo in concreto il datore di lavoro in condizione di individuare i rischi e adottare idonee misure correttive per eliminarli (in tal caso, se il datore di lavoro non segue le direttive del RSPP risponderà lui solo della mancata attuazione delle misure indicate);
  2. che l’evento si è verificato, nonostante il corretto assolvimento dei suoi obblighi, ovvero per ragioni estranee ed indipendenti dalla valutazione dei rischi da lui condotta o dalle misure da lui adottate (mancata esecuzione delle misure suggerite da parte del datore di lavoro, fatto abnorme del lavoratore, caso fortuito ecc.)”.”

Ministero Salute: Relazione su alcol e problemi alcol correlati – anno 2017

Monday, December 17th, 2018

Il Ministero della Salute pubblica sul proprio sito la Relazione su alcol correlati relativa all’anno 2017.

Il fenomeno relativo al consumo di bevande alcoliche in Italia, negli anni più recenti, sta decisamente mostrando un profilo nuovo rispetto agli ultimi decenni.

E’ quanto emerge dalla Relazione del Ministro della Salute sugli interventi realizzati in materia di alcol e problemi correlati, trasmessa al Parlamento il 21 marzo 2018, che fornisce un aggiornamento dei dati epidemiologici sul consumo di bevande alcoliche nella popolazione italiana nel corso del 2016 e descrive le azioni di prevenzione messe in atto dal Ministero e dalle Regioni durante il 2017, per contenere il fenomeno correlato al consumo rischioso e dannoso di alcol.

Aumenta il consumo occasionale e fuori pasto

A fronte di una riduzione del consumo di vino durante i pasti, si registra un progressivo aumento di consumo di bevande alcoliche occasionale e al di fuori dei pasti, condizione ancor più dannosa per le patologie e le problematiche correlate.
I dati relativi al 2016 mostrano, infatti, una diminuzione rispetto all’anno precedente dei consumatori giornalieri, mentre cresce la quota dei consumatori occasionali di alcol (dal 42,2% del 2015 al 43,3% del 2016) e quella di coloro che bevono alcolici fuori dai pasti (nel 2014 erano il 26,9%, nel 2015 il 27,9%, nel 2016 risultano il 29,2%).

I consumatori a rischio

La prevalenza dei consumatori a rischio è stata nel 2016 del 23,2% per gli uomini e del 9,1% per le donne di età superiore a 11 anni, per un totale di circa 8.600.000 individui (M=6.100.000, F=2.500.000) che nel 2016 non si sono attenuti alle indicazioni di salute pubblica.
Le fasce di popolazione più a rischio per entrambi i generi sono quella dei 16-17enni (M=49,3%, F=40,0%), che non dovrebbero consumare bevande alcoliche e quella dei “giovani anziani” (65-75 anni).
Circa 800.000 minorenni e 2.700.000 ultra sessantacinquenni, infatti, sono consumatori a rischio per patologie e problematiche alcol-correlate. Le quote percentuali di consumatori a rischio di sesso maschile sono superiori a quelle delle donne per tutte le classi di età, ad eccezione di quella dei minorenni, dove invece le differenze non raggiungono la significatività statistica.

Resta allarmante il fenomeno del binge drinking

Nella fascia giovanile, il binge drinking (assunzione di numerose unità alcoliche al di fuori dei pasti e in un breve arco di tempo) rappresenta l’abitudine più diffusa e consolidata. Nel 2015 il fenomeno riguardava il 15,6% dei giovani tra i 18 e i 24 anni di età, di cui il 22,2% maschi e il 8,6% femmine. Nel 2016 il fenomeno riguarda il 17% dei giovani tra i 18 ed i 24 anni di età, di cui il 21,8% maschi e l’11,7% femmine.

Aumenta il consumo di aperitivi, amari e superalcolici

Si conferma la tendenza già registrata negli ultimi 10 anni che vede una progressiva riduzione della quota di consumatori che bevono solo vino e birra, soprattutto fra i più giovani e le donne, mentre aumenta la quota di chi consuma, oltre a vino e birra, anche aperitivi, amari e superalcolici, aumento che si registra nei giovani e giovanissimi, ma in misura percentuale maggiore negli adulti oltre i 44 anni e negli anziani.”

Agricoltura in Salute: evento CSM Care

Friday, December 14th, 2018

Agricoltura in Salute! Prevenzione e sorveglianza sanitaria – un binomio irrinunciabile. Questo importante evento, organizzato dall’Ospedale Santi Paolo e Carlo, dall’International Centre for Rural Health e dal Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università degli Studi di Milano, in collaborazione con CSM Care e Mesak e con il patrocinio della Consulta Interassociativa Italiana per la Prevenzione, si è svolto il 2 ottobre presso l’Aula Crociera Alta dell’Università degli Studi di Milano.

Il convegno si è proposto come un’occasione nella quale le varie anime del processo di prevenzione, tutela e promozione della salute nel settore agricolo potessero incontrarsi e confrontarsi.

Rimane infatti attuale l’esigenza di:

  • Contenere il fenomeno dell’elusione dell’obbligo normativo, non solo dei lavoratori stagionali
  • Di Uniformare i criteri di valutazione dell’idoneità al lavoro
  • Di Standardizzare la valutazione e la gestione del rischio nei vari comparti di settore.

L’evento, che riconosceva crediti ECM ai partecipanti, aveva tra gli obiettivi quello di promuovere un approccio olistico all’agricoltura, attraverso il confronto tra istituzioni, parti sociali e fornitori di servizi sui temi della sorveglianza sanitaria e della valutazione dei rischi.

Su questi temi, dopo la presentazione del professor Claudio Colosio, Responsabile Scientifico dell’Evento, e con il saluto di Confagricoltura e Coldiretti, si sono confrontate numerose personalità, che hanno portato il loro importante contributo.

Nel pomeriggio, si sono tenuti tre gruppi di lavoro, che hanno approfondito i temi della formazione e della valutazione dei rischi tenendo conto dei diversi ruoli del settore pubblico e privato, delle sinergie operative per semplificare l’accesso alla sorveglianza sanitaria e dei protocolli sanitari.

Molti i punti sui quali si sono espressi i partecipanti:

La collaborazione tra pubblico e privato si propone come un importante strumento per migliorare l’efficienza e la qualità degli interventi, per ridurre i costi e per una diffusione più capillare del servizio.

Nell’ambito della immunizzazione per tetano, si è evidenziata l’opportunità di somministrare il vaccino bivalente anti difto-tetano così come indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Per quanto concerne i lavoratori stagionali, sono state manifestate le difficoltà di attuazione della normativa, pur riconoscendo il valore di uno strumento che tutela questa categoria di lavoratori.

Per quanto riguarda la valutazione del rischio e la formazione si è auspicata la collaborazione tra le parti per consentire alle imprese agricole di adottare strumenti validi nella promozione della sicurezza.

Settore Agricoltura: Denuncia/Comunicazione Infortunio

Monday, October 22nd, 2018

Il sito INAIL ricorda in una sua pagina che

“E’ disponibile dal 1° ottobre 2018 il servizio telematico di denuncia/comunicazione di infortunio online per i datori di lavoro del settore agricoltura.

Con la circolare n. 37 del 24 settembre 2018, pubblicata in pari data, sono fornite le istruzioni per l’utilizzo del servizio telematico di denuncia/comunicazione di infortunio per i datori di lavoro del settore agricoltura.
Il servizio online è disponibile dal 1° ottobre 2018 ed è obbligatorio dal 15° giorno successivo alla pubblicazione della circolare 37/2018 sul portale.
I soggetti tenuti all’adempimento dell’obbligo sono i datori di lavoro inquadrati, ai fini previdenziali e assicurativi, nel settore agricoltura e registrati negli appositi archivi dell’Inps. La denuncia può essere presentata anche dagli intermediari e dai loro delegati purché muniti di delega da allegare alla denuncia.
Per maggiori informazioni, consultare la circolare e il manuale utente.”

E’ possibile visualizzare la Circolare n. 37 del 24 settembre 2018 qui

Per prendere visione di modelli e istruzioni cliccare qui

Moduli e modelli relativi alla denunzia di malattia professionale a questa pagina

INAIL – Infortuni Mortali in Agricoltura

Friday, October 5th, 2018

“Il sistema di sorveglianza nazionale “Infor.MO”, nato nel 2002 come progetto di ricerca e attualmente adottato nel Piano Nazionale di Prevenzione (2014-2018) delle Regioni, è finalizzato a studiare le cause degli infortuni mortali e gravi sul lavoro, tramite l’analisi della dinamica infortunistica sviluppata secondo il proprio modello

Un quarto circa degli infortuni mortali avvenuti nel quinquennio 2011-2015 e registrati nella banca dati del Sistema Infor.MO riguardano il comparto agricolo (in questa disamina non sono considerati gli eventi afferenti alla silvicoltura e alla pesca). Si tratta di 312 eventi che presentano caratteristiche peculiari, di cui di seguito si riportano le più significative, anche rispetto ai casi mortali occorsi negli altri settori di attività. Quasi il 90% dei soggetti coinvolti negli infortuni erano cittadini italiani (84% la quota corrispondente per gli altri settori economici) mentre gli stranieri, i cui luoghi di provenienza sono variegati, sono per la maggior parte originari della Romania. Tornando all’insieme dei casi, emerge che si tratta essenzialmente di lavoratori che nell’84% dei casi avevano un’esperienza pluriennale nella propria mansione. Tale dato è peraltro molto elevato (79%) anche per il complesso degli altri settori di attività.”

INAIL – Infortuni e Malattie Professionali – Statistiche

Thursday, September 27th, 2018

Il sito INAIL produce i dati statistici relativi alle denunce di infortuni e malattie professionali.

“La Pubblica Amministrazione produce in generale due tipi di dato:

  1. dati gestionali, relativi ai processi organizzativi e di servizio;
  2. dati di tipo statistico, descrittivi dei fenomeni che gestisce.

L’Inail nella logica dell’open data (Direttiva 2003/98/CE del 17 novembre 2003 recepita dall’ordinamento italiano con il Decreto Legislativo 24 gennaio 2006 n. 36; Codice dell’Amministrazione Digitale – Decreto Legislativo 7 marzo 2005 n. 82) rende pubblici:

  1. dataset statistici con dati elementari: sono dati relativi al singolo caso di infortunio e di malattia professionale, corredati da metadati, vocabolario e thesaurus, “modello di lettura” (definito su una struttura di tabelle);
  2. dataset statistici con dati aggregati: propongono, su temi particolari, dati statistici aggregati ma manipolabili;
  3. dataset gestionali: riportano informazioni sulle sedi dell’Inail e sui Centri Operativi Regionali.

I dati in possesso dell’Istituto sono relativi alla popolazione degli assicurati Inail (non vi rientrano, per esempio, gli agenti di commercio, i giornalisti, il personale di volo, i Vigili del Fuoco, il personale delle Forze di Polizia e delle Forze armate); sono disponibili in formato aperto e liberamente consultabili e riutilizzabili dal cittadino e dalle imprese con licenza IODL v2.0.

Questa la pagina di accesso ai dati.

Regione Toscana: Linee Guida Giudizio Idoneità

Friday, August 3rd, 2018

Il sito puntosicuro.it pubblica le “Linee di indirizzo per l’espressione del giudizio di idoneità del medico competente e della commissione  ex art. 41 comma 9 del  D.Lgs. 81/08”, emanate dalla Regione Toscana.

Di particolare interesse gli aspetti tecnico professionali nella formulazione del giudizio di idoneità del medico del lavoro, sia in quanto medico competente che in quanto componente della commissione esaminatrice dei ricorsi ex art. 41 comma 9 D.Lgs. 81/08.

La commissione si esprime sulle eventuali inidoneità del lavoratore senza formulare ipotesi o valutazioni in merito ad una sua diversa ricollocazione; tale compito è invece proprio del datore di lavoro che può avvalersi, ove lo ritenga opportuno, del contributo del medico competente, anche per valutare se la nuova assegnazione lavorativa è compatibile con le limitazioni espresse dalla commissione. Si ritiene legittimo che il medico competente possa fornire al datore di lavoro consigli/indicazioni, a latere e distintamente dal giudizio di idoneità; tale comportamento non appare opportuno nell’attività della commissione che deve esclusivamente annullare, convalidare o modificare il giudizio di idoneità espresso dal medico competente. Si ritiene utile che nei casi in cui non viene confermato il giudizio del medico competente le motivazioni siano esplicitate al medico competente stesso, eventualmente fornendo indicazioni e consigli circa le limitazioni impartite”.

Il giudizio di idoneità espresso dal medico competente è riferito complessivamente alla mansione specifica alla quale il lavoratore è destinato e non solo ai fattori di rischio che rendono obbligatoria la sorveglianza sanitaria, nei confronti dei quali il lavoratore potrebbe anche risultare idoneo senza però essere idoneo allo svolgimento della mansione nel suo complesso.

Pertanto il medico competente (e in caso di ricorso, il collegio) deve prendere in considerazione tanto i “fattori di rischio” (tutti quelli connessi alla mansione specifica e non solo quelli per è obbligatoria la sorveglianza sanitaria), quanto “ambiente di lavoro” e “modalità di svolgimento dell’attività lavorativa”. Fra i fattori di rischio da prendere in considerazione si sottolineano in particolare:

-i fattori che incidono sulla sicurezza del lavoratore, e non solo sulla sua salute;

-eventuali condizioni di dimostrata ipersuscettibilità individuale”.